Economia
25/10/2011
Cooperazione filiera automotive-Sistema paese sul fronte comune del vantaggio competitivo
Appello del Presidente ANFIA Eugenio Razelli all’Assemblea Pubblica annuale dell’Associazione, che ha visto la partecipazione di Paolo Romani, Ministro dello Sviluppo Economico, e di Sergio Marchionne, CEO di Fiat Spa e di Chrysler
Roma, 25 ottobre 2011 – In un momento critico per la situazione economico-finanziaria
globale, la dinamica competitiva accelera, ponendo nuove sfide.
L’Assemblea Pubblica annuale di ANFIA si è svolta oggi a Roma per analizzare e comprendere il
cambiamento, in un confronto con le istituzioni e gli altri attori del sistema mobilità.
“Il primo passo da compiere, per la filiera italiana, è aprirsi al cambiamento, – ha
dichiarato Eugenio Razelli, Presidente dell’Associazione – individuare obiettivi chiari da
raggiungere superando i punti deboli del tessuto imprenditoriale e puntando, insieme all’intero
Sistema Paese, sulle leve competitive che consentono di costruire nuove soluzioni per il futuro.
La crisi ha confermato l’importanza del tessuto industriale per garantire lo sviluppo economico
e sociale dei Paesi. Anche l’intero sistema della mobilità ha un ruolo chiave nel garantire
libertà e sviluppo. La filiera automotive italiana, intesa quindi sia come soggetto industriale,
sia come attore del sistema mobilità, contribuisce in modo determinante allo sviluppo
economico nazionale ed europeo.
In Italia il nostro comparto è uno dei principali creatori di ricchezza e datori di lavoro, con oltre
1,2 milioni di addetti diretti e indiretti della filiera produttiva, e dà il contributo più
significativo alle entrate fiscali dello Stato con quasi 68 miliardi di Euro versati nel 2010 (+1,2%
sul 2009), pari al 16,6% del gettito fiscale nazionale complessivo e al 4,4% del PIL, ben oltre la
media europea (3,8% nei 5 principali mercati europei)”.
Nei primi nove mesi del 2011, il mercato auto italiano ha segnato una contrazione
dell’11,3% sullo stesso periodo dello scorso anno. La quota delle vetture ad alimentazione
alternativa – che aveva raggiunto il 21,5% del venduto nel 2009 – nel periodo considerato è scesa
al 5%. Contemporaneamente, le vendite di vetture a privati sono scese al 66% della domanda
totale, mentre risultano in crescita le vetture intestate a società e il noleggio, con uno
spostamento della domanda verso cilindrate più alte e con motorizzazione diesel.
A settembre, la raccolta ordini è risultata in calo del 6,5% rispetto a settembre 2010 – mese che
aveva registrato livelli già molto bassi (-19,2% su settembre 2009). Se questa tendenza negativa
proseguirà – com’è prevedibile – anche nei prossimi 3 mesi, l’apertura del 2012 si preannuncia
critica per il mercato e, molto probabilmente, il 2012 chiuderà con volumi di
immatricolazioni ancora più bassi di quelli del 2011, per il quale la previsione di chiusura a
1.740.000 unità indica che la domanda è tornata ai livelli del periodo 1993-1996.
“Nel periodo gennaio-settembre 2011, a fronte di una riduzione dei chilometri percorsi
rispetto al 2010 (riduzione dei consumi di carburanti per autotrazione: -0.5%), la spesa degli
italiani per diesel e benzina è aumentata del 15,4% - ha affermato il Presidente ANFIA. Questo
significa che il costo di benzina e diesel è salito alle stelle nei primi nove mesi dell’anno.
L’effetto combinato delle due misure di incremento delle accise varate ad aprile (Fondo Unico
Spettacolo) e a giugno (emergenza immigrati) e diventate effettive dal 1° luglio, ha prodotto
un incremento delle accise del 7,3% per la benzina e del 9,7% per il gasolio.
Questi rincari, sommati agli altri interventi di inasprimento del prelievo fiscale a danno degli
automobilisti a cui abbiamo assistito fin da inizio 2011 e all’aumento dell’IVA (dal 20 al 21%),
deprimeranno ulteriormente il mercato - facendo perdere alle casse dello Stato l’extra-gettito
IVA derivante dalla vendita di nuove vetture - e innescheranno una pericolosa spirale negativa.
Infine, l’andamento del mercato è condizionato anche dalla flessione del potere d’acquisto
delle famiglie italiane negli ultimi anni: -1% nel 2008 sul 2007; -3,1% nel 2009 sul 2008; +0,6%
nel 2010 sul 2009”.
Anche gli altri comparti della filiera risultano tutti in flessione nel 2011, eccetto
autocarri (previsione di chiusura a +18,6%) e rimorchi e semirimorchi (previsione a +10,2%), che
stanno recuperando le forti perdite subite negli ultimi anni. Per tutti i comparti, comunque, i
livelli di mercato del 2011 saranno ancora molto lontani da quelli del 2008.
“I driver competitivi determinanti per il futuro della filiera automotive a livello
mondiale sono tre - ha proseguito Razelli - la crescita dei mercati emergenti e l’affacciarsi di
una nuova generazione di consumatori: più giovani nei nuovi mercati e, in generale, più
sofisticati, figli della ‘generazione internet’; il consolidamento dei player, in un’ottica di
crescente globalizzazione e di potenziamento degli investimenti in R&S, e le sfide ecologiconormative,
in vista di uno sviluppo sostenibile, che tenga conto anche del fenomeno
dell’urbanizzazione accelerata. A proposito della ‘generazione internet’, per inciso, la
connessione via internet della vettura consente all’utente di utilizzare numerosi servizi a
valore aggiunto,con impatti positivi sulla riduzione delle congestioni e applicazioni in grado di
ridurre il costo di alcuni servizi legati all’auto – come le assicurazioni - e di aumentare i livelli
di sicurezza.
Di fronte a una competizione sempre più globale, l’industria sta reagendo con ingenti
investimenti in tecnologie, in linea con regolamentazioni sempre più stringenti.
Ma la competitività, in un sistema globale, non è quella delle singole imprese, bensì dell’intero
Sistema Paese. Filiera automotive e Sistema Paese devono, allora, cooperare sul fronte comune
del vantaggio competitivo, la prima lavorando sulla la crescita dimensionale e il potenziamento
degli investimenti tecnologici, degli investimenti in R&S e dell’internazionalizzazione, il
secondo individuando soluzioni concrete per il rilancio dell’economia, la semplificazione del
sistema decisionale, la flessibilità e la riduzione del costo complessivo del lavoro.
Finanziamenti pubblici in R&S e infrastrutture, stimoli alla patrimonializzazione delle imprese
e alla formazione di distretti tecnologici, completano il quadro”.
Per il rilancio del comparto automotive in Italia, l’Associazione propone una revisione
della fiscalità di settore, facendo leva sulla riforma del federalismo fiscale per ridisegnare un
sistema di prelievo il più possibile semplice e sostenibile per gli automobilisti - in linea con la
necessità di ridurre i costi di gestione del veicolo - allineando la pressione fiscale
sull’automotive alla media europea e per introdurre un meccanismo che garantisca il
reinvestimento di buona parte del gettito proveniente dal settore a favore del settore stesso.
“E’ fortemente condivisa dal Paese, inoltre, la necessità di semplificare e gli strumenti
di supporto all’R&D esistenti a livello nazionale ed europeo: uniformare e accorciare le
procedure in modo da velocizzare i processi e delimitare un quadro definito di interventi, con
risorse disponibili sul piano nazionale (e non solo concentrate nelle Regioni del Sud, visto che
gran parte del nostro sistema produttivo si trova al Nord), in maniera certa, continuativa e
adeguata alle priorità scientifiche e tecnologiche individuate.
Infine, proponiamo interventi di finanza agevolata come la promozione del green public
procurement – sia per garantire bassi livelli di particolato e di CO2, sia per esercitare un
“effetto traino” sul mercato dei prodotti ecologici – e la defiscalizzazione degli utili reinvestiti
per l’acquisto di veicoli innovativi a beneficio, in particolare, dei veicoli industriali e
rimorchiati”.
Fonte: Anfia
