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Settori economici
Chimica11/01/2010
Settore farmaceutico: un approfondimento sullo stato di salute per il triennio 2006-2008
IDENTITY CARD
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IDENTITY CARD |
2008 |
2007 |
2006 |
Var% 08/07 |
Var% 07/06 |
Var% 08/06 |
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Ricavi netti |
18.093.083 |
17.804.313 |
17.309.833 |
1,6% |
2,9% |
4,5% |
|
Addetti |
49.215 |
55.192 |
56.339 |
-10,8% |
-2,0% |
-12,6% |
|
Capitale investito |
20.498.035 |
19.256.623 |
18.175.663 |
6,4% |
5,9% |
12,8% |
|
Ros |
5,21% |
5,69% |
5,20% |
-8,4% |
9,5% |
0,3% |
|
Debiti fin./Patrimonio netto |
0,39 |
0,39 |
0,44 |
-2,3% |
-11,3% |
-13,3% |
|
Indice di liquidità primaria |
1,01 |
1,01 |
1,04 |
-0,5% |
-2,5% |
-2,9% |
L’analisi si basa su un aggregato di 385 imprese operanti nel settore farmaceutico, con riferimento al triennio di bilanci 2006-2008.
Nel 2008 il capitale investito è aumentato del 6,4%, i ricavi netti dell’1,6%, questi ultimi però, dato il livello di inflazione del periodo (3,3% fonte ISTAT) non rappresentano un aumento reale.
La marginalità delle vendite a livello aggregato ha subito un’oscillazione in rialzo nel 2007 ed ora si è attestata ai livelli del 2006 (5,21%).
Analizzando l’incidenza dei debiti finanziari sul patrimonio netto si evidenzia un miglioramento, probabilmente dovuto all’accantonamento a riserve e alla diminuzione dei debiti finanziari.
Nel triennio considerato l’indice di liquidità primaria si mantiene pressoché costante e su valori considerati ottimali, cioè sempre superiori all’unità.
ANALISI DETTAGLIATA DELLE PERFORMANCE
Gli indici di redditività mostrano una flessione della marginalità, che mantiene ad ogni modo performance considerate positive.
Il Roe del comparto, pari al 11,04% nel 2007, perde 5 punti percentuali nel 2008 (6,01%). Dato l’andamento pressochè costante della redditività delle vendite, la variazione del Roe è da imputare alla flessione della redditività del capitale investito ed all’incidenza della gestione non caratteristica.
L’ analisi di dettaglio delle performance delle aziende in termini di redditività, indagata attraverso la distribuzione statistica in decili, consente tuttavia di individuare un 30% di realtà del comparto che riflettono risultati positivi, nonostante la presenza di flessioni generalizzate sulle marginalità.
L’analisi dell’efficienza del settore evidenzia che, nonostante un aumento dell’1,6% dei ricavi netti, il reddito operativo caratteristico è diminuito del 6,9. La leva operativa pari a 4,41 nel 2007, indice di una struttura non appesantita da elevati costi fissi, diventa negativa nel 2008 (-4,24).
L’analisi della liquidità effettuata sul triennio mostra come, nonostante una lieve flessione tra il 2006 e il 2007, le performance siano ottimali: il rapporto corrente e l’indice di liquidità primaria infatti, sono sempre superiori all’unità.
La situazione patrimoniale appare solida, nel triennio consolidato il margine di struttura allargato garantisce una adeguata copertura dell’attivo immobilizzato.
Nel periodo in esame la leva finanziaria è positiva e presenta un trend crescente (nel 2008 pari a 1,06%).
L’incidenza degli oneri finanziari sul reddito operativo globale aumenta di circa sei punti percentuali nel triennio ed è pari al 24,8% nel 2008. L’incidenza dei debiti finanziari sul capitale investito è pari al 27,8%, ad evidenza di una buona patrimonializzazione delle imprese del comparto.
La durata del ciclo finanziario è pressoché costante, non si registrano infatti scostamenti evidenti nella durata media dei crediti, dei debiti e delle scorte.
ANALISI PER FASCE DI FATTURATO
Dall’analisi sulle performance delle aziende distinte per fascia di fatturato si evidenzia che le realtà di medie e grandi dimensioni, con fatturato superiore ai 10 milioni di euro, presentano una migliore redditività netta ed in generale remunerano meglio il capitale di rischio.
Le imprese di medie e grandi dimensioni guidano il comparto anche per ciò che riguarda la marginalità delle vendite e la redditività del capitale investito. In particolare le società di capitali con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro evidenziano performance di rilievo anche in termini di efficienza; ricavi e valore aggiunto per addetto, unitamente all’indice di complessità, infatti, migliorano all’aumentare del fatturato. Anche il costo della manodopera per addetto risulta maggiore, a fronte di una riduzione dell’indice di complessità, ciò è dovuto probabilmente alla presenza di personale con competenze manageriali (quadri, dirigenti).
L’analisi della liquidità, indagata attraverso l’indice di liquidità primario e il rapporto corrente, evidenzia una generale situazione di solidità, in particolare per le imprese con fatturato superiore ai 2 milioni di euro.
L’analisi patrimoniale mostra una generale situazione di bilanciamento e stabilità, sono comunque le imprese con un fatturato superiore ai 2 milioni di euro ad ottenere le performance migliori in riferimento alla adeguatezza della copertura del capitale immobilizzato.
Diversa è la situazione per ciò che riguarda l’incidenza degli oneri finanziari sul reddito operativo globale; si confermano superiori le performance delle aziende con fatturato superiore ai 10 milioni di euro (incidenza media 23%), mentre soffrono le realtà di minori dimensioni (incidenza del 92,6% per le imprese con fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni).
Il ciclo finanziario risulta inferiore nelle realtà con un fatturato compreso tra i 2 milioni e i 10 milioni di euro, soffrono in questo caso le imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro (ciclo finanziario di 93 giorni).
LA DISTRIBUZIONE DEL RATING DELLE IMPRESE
L’attribuzione delle classi di rating alle imprese, effettuata sulla base della rispettiva probabilità di default (PD), mostra come questa sia minima nelle imprese con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro. Osservando l'aggregato nel suo insieme, il 64% delle imprese è presente in classi intermedie di giudizio, mentre il 21% sono caratterizzate da alte probabilità di default. All'interno di quest'ultima categoria sono presenti in particolare le realtà con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro.
Fonte: infoManager
