Economia
13/07/2007
Imprese: 40mila in pił tra aprile e giugno 2007 (+0,7%)
Si chiude con un saldo attivo di 40.297 unità il bilancio fra le imprese che, nel secondo trimestre dell’anno, hanno aperto (116.338 unità) e quelle che hanno cessato l’attività (76.041 unità). Al saldo attivo corrisponde un tasso di crescita complessivo del sistema delle imprese pari allo 0,66%, (praticamente eguale a quello registrato nel corrispondente trimestre dell’anno precedente, 0,67%), che porta il totale delle imprese italiane esistenti al 30 giugno al valore di 6.133.429 unità.
Questi i dati più significativi diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta sul Registro delle Imprese da InfoCamere – la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane (il rapporto è disponibile all’indirizzo www.infocamere.it).
Due i fattori che hanno caratterizzato più di altri il dato del trimestre: da un lato il record di chiusure (1,25% il tasso di cessazione, il dato più pesante dal 2002 ad oggi); dall’altro la conferma del rallentamento delle regioni del Mezzogiorno, iniziato nel I trimestre del 2006, dopo diversi anni in cui la vitalità del Sud aveva dato linfa all’allargamento della base imprenditoriale nazionale (solo 0,45% il tasso di crescita dell’area nell’ultimo trimestre, corrispondente a circa 9mila imprese in più). Sebbene al Sud spetti la palma del numero maggiore di iscrizioni del trimestre (oltre 35mila), nelle stesse regioni si registra oltre un terzo di tutte le cessazioni del periodo (27mila su 76mila circa). Solo la Puglia riesce ad eguagliare la crescita media nazionale. L’area-guida della crescita è ancora una volta il Centro (+0,83%). Tra le regioni, nel Lazio lo sviluppo più accelerato (+0,93% il tasso di crescita), in Lombardia (+8.346 imprese) quello numericamente più consistente.
Conferme vengono dalle due forme giuriche preferite dagli imprenditori italiani: in termini assoluti l’impresa individuale rappresenta – seppure di pochissimo - la quota maggiore del saldo tra iscrizioni e cessazioni (17mila unità in più, per una crescita dello 0,49% rispetto a fine marzo). Determinante per questo risultato è stato però il contributo dell’imprenditoria extracomunitaria che, con poco più di 6mila unità in più, rappresenta un terzo del saldo trimestrale delle sole imprese individuali. In termini relativi, la crescita più marcata è stata ancora una volta quella delle società di capitale (quasi identico il valore del saldo rispetto alle ditte individuali: 17mila le in più), ma un tasso di crescita dell’1,42% rispetto al trimestre precedente.
Tra i settori, il contribuito maggiore al saldo attivo è venuto ancora una volta dalle costruzioni e dai servizi immobiliari (insieme hanno assicurato circa 19mila imprese in più), seguite dal commercio (+6mila unità) e dall’informatica e servizi alle imprese (4mila unità in più). Positivo il bilancio complessivo dell’industria manifatturiera (circa mille le imprese in più in tre mesi), il 75% delle quali nel comparto agroalimentare, mentre continuano i processi di selezione nei settori più tradizionali del Made in Italy (moda, tessile, calzature e legno-arredo perdono insieme poco più di 500 unità).
SINTESI DEI PRINCIPALI RISULTATI
IL QUADRO GENERALE
Il risultato del saldo trimestrale, praticamente pari a quello del corrispondente trimestre dello scorso anno, riflette un leggero aumento della nascita di nuove imprese (1,90% il tasso di crescita delle nuove iscrizioni, rispetto all’1,81% del secondo trimestre 2006), cui si è accompagnato il più elevato tasso di cessazioni degli ultimi sei anni (1,25%). Risultato, quest’ultimo che, come si vedrà meglio in seguito, risente del forte flusso di cessazioni che ha caratterizzato (e sta caratterizzando) la dinamica demografica delle imprese meridionali.
LE FORME GIURIDICHE
Nel secondo trimestre del 2007 le Società di capitale, come ormai succede da anni con regolarità, hanno fatto registrare il più elevato tasso di crescita (1,42%) rispetto a tutte le altre forme giuridiche.
Tale dato non è tanto il frutto delle nuove iscrizioni che rappresentano il 19,7% di quelle complessive, quanto soprattutto di un flusso di cessazioni decisamente contenuto, pari al 7,8% delle cessazioni complessive (inferiore di ben 11,8 punti percentuali rispetto alla dimensione dello stock delle società di capitale sul totale delle forme giuridiche). Una così forte differenza è senza dubbio legata ad una oggettiva maggior solidità delle imprese che nascono adottando la forma della Società di capitale.
Ad eccezione delle imprese costruite adottando una qualche “Altra forma” giuridica (in prevalenza cooperative e consorzi), le altre forme (società di persone e ditte individuali) hanno fatto registrare nel trimestre un tasso di crescita nettamente inferiore.
Merita attenzione l’andamento delle Ditte individuali che, pur rappresentando il 56,7% di tutte le imprese registrate, hanno determinato il 64,7% (otto punti percentuali in più) di tutte le nuove iscrizioni e, nonostante il forte peso delle cessazioni (il 76,5% delle cessazioni totali), sono riuscite a contribuire per il 42,5% al saldo complessivo grazie a un valore del saldo, in termini assoluti, pari a 17.119 unità.
IL CONTRIBUTO DELL’IMPRENDITORIA IMMIGRATA
L’attenzione per la dinamica demografica delle Ditte individuali è suggerita dalla costatazione che tale universo di imprese, si può dire da sempre, produce una importante e assai diffusa occasione di socializzazione alle logiche di impresa (anche quando la Ditta individuale si limita a determinare una forma di “autoimpiego”); e inoltre perché, come è emerso in questo ultimo decennio - ed in forma sempre più estesa – costituisce una sempre più frequente occasione di integrazione di cittadini stranieri, nel tessuto economico e civile del nostro Paese.
Nell’ultimo trimestre, le ditte individuali iscritte da cittadini stranieri immigrati in Italia sono state 10.958 (il 14,6% di tutte le iscrizioni con questa forma giuridica), a fronte di 4.770 imprese cessate (solo l’8,2% di tutte le ditte cessate). Il saldo risultante di 6.188 imprese ha portato così lo stock complessivo delle imprese di extracomunitari al valore di 218.468 unità, pari al 6,3% delle ditte esistenti.
LE DINAMICHE TERRITORIALI
La disaggregazione dei dati fra le quattro grandi circoscrizioni territoriali (vedi la Tabella 5) conferma, anche nel secondo trimestre 2007 (così come nel secondo trimestre del 2006), la dinamica di crescita del Centro che fa registrare il tasso di crescita più elevato: 0,83% contro il valore medio nazionale dello 0,66%. Il Nord-Ovest è secondo in termini relativi: 0,81% (era stato 0,79% nel secondo trimestre dello scorso anno), ma primeggia nei valori assoluti, per la maggiore ampiezza sia del territorio, che della popolazione e della qualità delle imprese. A Milano e Roma va il primato del tasso di crescita del trimenstre (+1,03%).
Il Mezzogiorno fa registrare un tasso di crescita (0,45%) nettamente inferiore a quello nazionale (0,66%). Questo risultato è il frutto di una dinamica delle nuove iscrizioni che, benché resti la più elevata in termini assoluti (35.872 unità), ha un peso (30,8%) all’interno del flusso complessivo delle nuove imprese inferiore di 2,4 punti percentuali nel confronto con l’incidenza che le imprese nel Mezzogiorno (33,2%) hanno sul totale delle imprese nazionali.
A riprova della fase di rallentamento relativo nella crescita del sistema imprenditoriale meridionale, la sola Puglia fa registrare un tasso di crescita pari a quello nazionale (0,66%), mentre tutte le altre regioni della circoscrizione meridionale fanno registrare un tasso di crescita più basso: dallo 0,28% della Sicilia allo 0,55% della Basilicata.
Nel Nord-Ovest – a differenza del Centro, dove le quattro regioni si collocano tutte su livelli del tasso di crescita superiore a quello nazionale – solo la Liguria, con lo 0,62% si colloca sotto il livello medio nazionale. Nel Nord-Est solo l’Emilia-Romagna e il Veneto fanno registrare un tasso di crescita superiore a quello medio nazionale.
IL BILANCIO DEI SETTORI
L’andamento positivo del mercato immobiliare e dell’edilizia continua a contrassegnare l’espansione della base imprenditoriale italiana. Anche nello scorso trimestre il contributo più consistente al saldo (il 60,6% del totale, al netto delle imprese non ancora classificate) viene infatti da questo comparto.
Un’altra componente consistente del saldo trimestrale viene dal turismo e dal commercio. Alberghi e ristoranti, commercio all’ingrosso e al dettaglio presentano tutti incrementi vicini alle 3mila unità, per un contributo complessivo al saldo superiore al 27%.
Limitato il contributo positivo delle attività manifatturiere, legato in modo particolare ai buoni andamenti del settore agroalimentare (735 imprese in più) e dell’industria dei metalli (+551 il bilancio all’attivo), mentre resta costante la crescita nel settore dell’informatica (+856 imprese).
Segno negativo per l’industria tessile (-149 imprese), parzialmente bilanciato dal dato lievemente positivo dell’abbigliamento (+66). In rosso anche l’induistria del legno (-304 unità) mentre nei trasporti si assiste all’andamento divergente delle attività su terra (-892 imprese il pesante saldo negativo del settore) rispetto ai servizi ausiliari del trasporto e alle agenzie di viaggio che, nel complesso, fanno registrare un aumento di 437 unità. Infine, anche la cultura e lo sport contribuiscono positivamente al bilancio del trimestre, con un incremento delle attività economiche pari a 549 imprese.
LE IMPRESE ARTIGIANE
Il buon andamento delle costruzioni si riflette sul bilancio del comparto artigiano che risente fortemente della concentrazione di imprese in questo settore. Delle 13.601 imprese edili in più complessivamente registrate tra aprile e giugno, ben 12.877 (il 94,7%) sono infatti imprese artigiane. Grazie ai risultati positivi dell’industria manifatturiera (+1.412 unità) e dei servizi alle imprese (+1.022) il saldo artigiano del trimestre raggiunge le 15.775 unità in più rispetto alla fine di marzo, per un tasso di crescita pari a +1,07%, il migliore degli ultimi sei anni relativamente al secondo trimestre.
Nord-Ovest (+1,63%) e Nord-Est (+1,14%) si confermano territori di elezione dell’impresa artigiana. In particolare, Lombardia, Piemonte e Veneto (complessivamente 9.340 le imprese in più) realizzano insieme il 59,2% di tutto l’incremento registrato negli utlimi tre mesi.
Al Sud, dove l’artigianato sconta una presenza relativamente minore, solo l’Abruzzo fa registrare un tasso di crescita al di sopra della media nazionale (1,16%), mentre la Calabria si segnala per l’unico saldo negativo (-193 imprese, pari ad una riduzione dello stock artigiano dello 0,5%).
Fonte: Unioncamere
