Economia
17/07/2007
Confindustria, no a depotenziare strumenti antidumping
Gli orientamenti e alcune proposte specifiche presentati dal Commissario Mandelson suscitano preoccupazione perché potrebbero portare ad una forma di depotenziamento sostanziale degli strumenti in assenza di regole condivise a livello mondiale per contrastare la concorrenza sleale.
Questa la posizione di Confindustria che, con le associazioni imprenditoriali nazionali di Germania (Bdi), Francia (Medef) e Spagna (Ceoe), ha elaborato un documento congiunto sulla riforma degli strumenti di difesa commerciale dell’Ue (ad esempio l’antidumping).
La Commissione europea ha avviato nel dicembre scorso, con la pubblicazione di un Libro verde, un dibattito sulla riforma degli strumenti europei di difesa commerciale. Le quattro associazioni datoriali hanno elaborato il documento comune in vista dell’audizione sulla riforma degli strumenti
comunitari di difesa commerciale che si terrà oggi al Parlamento europeo presso la Commissione per il commercio internazionale.
Nel documento oltre alla posizione generale delle quattro federazioni, vengono commentati alcuni aspetti specifici, e formulate proposte di miglioramento tecnico della regolamentazione in vigore.
In particolare si evidenzia come, in attesa di un’eventuale riforma, la Commissione sia al momento tenuta a rispettare e utilizzare pienamente la normativa in vigore. “E’ necessario assicurare un efficace utilizzo degli strumenti comunitari di difesa commerciale, unico meccanismo legale valido per tutelare le produzioni europee dal mancato rispetto delle regole del commercio internazionale - afferma Gian Domenico Auricchio, Presidente del Comitato tecnico per la tutela dei marchi e la lotta alla contraffazione .
In pieno accordo con le associazioni imprenditoriali tedesca, francese e spagnola ribadiamo la netta contrarietà a qualsiasi tentativo di modifica restrittiva”.
“Il dibattito sul protezionismo in Europa e' gravemente sfalsato – avverte Auricchio - perché applicare dazi compensativi a chi viola le norme sul dumping e sulle sovvenzioni statali non significa proteggere le nostre produzioni, ma semplicemente richiedere che le regole della libera concorrenza siano rispettate da tutti. La Cina e le altre economie emergenti godono già di formidabili vantaggi comparati sui costi di produzione – fa notare l’esponente di Confindustria - e autorizzarli a derogare anche sulle norme di politica commerciale, significherebbe rinunciare agli obiettivi di governance globale sui flussi commerciali. Confindustria invece – conclude Gian Domenico Auricchio - ritiene che mai come oggi questa sia fondamentale per garantire la competitività delle nostre produzioni".
Fonte: Confindustria
