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Settori economici
Alimentari e Tabacco19/07/2007
Auricchio: “Aumento dei prezzi delle materie prime, a rischio il Made in Italy”
Il Consiglio di Federalimentare, nella seduta del 17 luglio, ha unanimanente espresso forte preoccupazione per quanto sta accadendo a monte della filiera.
«È paradossale pensare che mentre da una parte la dieta mediterranea viene proposta come patrimonio mondiale dell’umanità, molti prodotti della nostra tradizione alimentare sono oggi a rischio. L’aumento del prezzo delle materie prima – ha dichiarato il Presidente di Federalimentare, Gian Domenico Auricchio – ha infatti raggiunto livelli preoccupanti mai registrati in precedenza e rischia di avere una pesante ricaduta sulle nostre tavole con aumenti significativi sugli scaffali».
«Nel corso dell’ultimo anno le quotazioni di molti prodotti alla base delle produzioni alimentari - ma anche di alcune materie prime importanti per gli imballi (quelle a base di cellulosa) - hanno subito incrementi tali (cereali +60%, farine +50%, uova +20%, oli vegetali +30%, latte e derivati +30%, latte in polvere +100%, burro +50%, carni +20-40%) da non poter essere più assorbiti dalle ordinarie politiche commerciali del settore e purtroppo da riversare sul prezzo dei prodotti finiti. Una situazione di grave sofferenza che mette in seria difficoltà la competitività di molti comparti della nostra Industria».
Alla base dei rincari ci sono la diminuzione della disponibilità e l’applicazione della nuova Pac, che non permettono un approvvigionamento sufficiente, unitamente a diffusi fenomeni speculativi.
«Le aziende produttrici – prosegue Auricchio – hanno cercato, con crescenti ma ormai insostenibili difficoltà, di riassorbire i forti differenziali di costo. Esse hanno intaccato le scorte e ridotto quanto più possibile gli impatti sul prezzo finale del prodotto. E questo, benché i prezzi della materia prima incidano pesantemente sui costi di produzione, con punte che superano il 50% in comparti leader nel mondo come ad esempio quelli della pasta e dei formaggi».
Fonte: Federalimentare
