Economia
12/06/2007
Ricchezza delle famiglie: tra Centro-Nord e Mezzogiorno un divario sempre pił grande
Questa la fotografia dei divari di ricchezza esistenti oggi nel nostro Paese, messa a punto dal Centro studi di Unioncamere.
“I differenziali emersi dall’analisi ci chiamano ad una riflessione sull’idea di Paese che vogliamo”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello. “Essi sembrano per di più penalizzare la famiglia, soprattutto quella numerosa, che pure è vista come il soggetto economico in grado di riequilibrare le disparità ancora esistenti a livello territoriale in termini di capacità di produrre ricchezza. E’ evidente la necessità di intraprendere un percorso per gli interventi a sostegno delle famiglie: in termini di politiche fiscali, sociali e del lavoro. Nella convinzione che gli obiettivi ultimi di queste politiche siano non solo una più equa distribuzione della ricchezza, ma anche un rafforzamento della crescita economica che oggi stiamo cominciando a cogliere nel nostro Paese”.
Quattro regioni del Nord concentrano le quote maggiori di ricchezza
Nel 2005, la ricchezza complessiva in possesso delle famiglie italiane (proveniente dalle attività reali e da quelle finanziarie) è ammontata a 8.054 miliardi di euro, pari a poco più di 341mila euro per famiglia. Di questo patrimonio,
Nel loro complesso, queste cinque regioni concentrano da sole quasi il 60% dell’intero patrimonio nazionale, lasciando alle altre il rimanente 40%.
Rispetto al 2004, gli incrementi del patrimonio sono stati pari al 6,7% considerando il totale e al 5,4% considerando il valore per famiglia.
Il divario tra il valore minimo toccato dalla Calabria e il massimo della Valle d’Aosta è perciò pari al 59,8%: uno scarto che si accentua ancora di più se, invece che sui valori medi per famiglia, il calcolo viene effettuato sui corrispondenti valori per abitante, dal momento che le famiglie calabresi presentavano nel 2005 (con una media di 2,7 componenti) un’ampiezza superiore a quella delle famiglie valdostane (2,2 componenti).
Reddito lordo pro capite: al Mezzogiorno il 40% in meno del Nord-Ovest
Complementare alla stima del patrimonio delle famiglie è il calcolo provinciale del reddito lordo disponibile. Nel 2004 esso ha raggiunto un valore di 935.472 milioni di euro, il 31,9% dei quali si riferisce al Nord-Ovest, seguito dal Nord-Est con il 21,4% e dal Centro con il 21,0%; il Mezzogiorno, pur con una popolazione molto più numerosa di quella che delle ripartizioni, si aggiudica il restante 25,7%.
Considerando i valori medi per abitante, emerge la superiorità economica del Nord-Ovest con un valore pro capite di 19.446 euro. Segue il Nord-Est (18.309 euro, il 5,8% in meno), quindi il Centro (17.596 euro, pari al 9,5% in meno del Nord-Ovest). Sud-Isole, con soli 11.591 euro, si distanziano del 40,4% dal Nord-Ovest.
Reddito pro capite: Milano prima con 21mila euro, Crotone ultima con 9.500
Milano (con oltre 21mila euro), Biella, Bologna e Modena (tutte sopra ai 20.500 euro) occupano anche nel 2004 come nel 2003 le prime posizioni della classifica per reddito pro capite. Agli ultimi posti della graduatoria si posizionano Foggia, Caltanissetta, Caserta e Crotone, con valori pari o inferiori ai 10.500 euro annui. Il divario tra Milano e Crotone è pari al 55,8%. Rispetto al 2003, i più significativi cambiamenti di posizione sono quelli di Ravenna, che retrocede e viene rimpiazzata da Alessandria, salita dal 21° al 9° posto, e di Taranto, rimpiazzata nel 2004 da Brindisi, discesa nel frattempo dal 92° al 94° posto.
Le famiglie numerose del Sud hanno un reddito del 62,4% in meno di quelle del Centro-Nord
Disaggregando il reddito delle famiglie in base alla numerosità dei componenti, emergono altre significative disparità tra Nord e Mezzogiorno.
Il reddito medio per famiglia in Italia è ammontato nel
Dal confronto tra gli indici (con base Italia=100) relativi alle due grandi aree del Centro-Nord e del Mezzogiorno emerge, inoltre, che il divario si va accentuando a mano a mano che dalle famiglie con un componente si passa a quelle con due o più componenti. In particolare, esso raggiunge la punta più elevata in corrispondenza delle famiglie con cinque e più componenti. Tra queste ultime, l’indicatore sale a quota 127,1 nel Centro-Nord (circa 17 punti in più della media dell’area, pari a 109,9), mentre il Mezzogiorno (rispetto alla media dell’area di 79,3) si riduce fino a toccare il 75,3.
In termini assoluti, contro un valore medio nazionale pari a 51.400 euro, le famiglie più numerose (con 5 o più componenti) del Centro-Nord avrebbero conseguito un reddito medio di 65.328 euro, ovvero il 40% circa in più delle corrispondenti famiglie del Mezzogiorno (che avrebbero potuto contare su 38.693 euro).
Un confronto ancora più corretto può essere effettuato dividendo il reddito di ogni scaglione di famiglie per il numero di persone che ne beneficiano. In questo caso il divario tra i rispettivi redditi pro capite si amplia ulteriormente, fino a raggiungere per le famiglie con almeno cinque componenti indici rispettivamente pari a 124,6 per il Centro-Nord e 76,7 per Mezzogiorno, con uno scarto del 62,4%.
Fonte: Unioncamere
