Economia
23/05/2007
Corte dei conti - Relazione sulla gestione finanziaria dell'Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell'Amministrazione Pubblica (INPDAP)
I dati gestionali dell'esercizio 2005, oggetto del referto, si pongono complessivamente in termini peggiorativi rispetto ai decorsi esercizi che hanno registrato risultati positivi, per altro, avvalendosi, oltre che degli interventi dello Stato, di variabili di natura straordinaria come le operazioni di cartolarizzazione non facilmente replicabili in quelli futuri.
Una linea tendenziale, secondo la Corte, è desumibile dall'analisi combinata delle entrate contributive e delle prestazioni istituzionali ed è indicativa di un progressivo assottigliamento del margine attivo di copertura ancora presente, destinato in un futuro assai prossimo ad una inversione di tipo sempre più negativo. A siffatto scenario concorrono, ad avviso della Corte, da una parte l'insufficiente crescita del montante contributivo condizionato dal blocco generalizzato delle assunzioni nel comparto pubblico, e dall'altra l'aumento del volume delle prestazioni per effetto degli incrementi annuali delle pensioni e la costante lievitazione del numero dei pensionati.
Appare, quindi, non più dilazionabile il ricorso a misure idonee ad assicurare l'equilibrio futuro della gestione complessiva dell'Istituto, attraverso provvedimenti legislativi e l'ottimizzazione delle risorse interne.
In relazione alla situazione sopradescritta, che non consente ulteriori lievitazioni delle spese di funzionamento, la Corte raccomanda inoltre l'adozione di tutte le misure atte a favorire un rigoroso contenimento delle spese predette entro i limiti della più stretta indispensabilità specie con riguardo agli oneri di carattere discrezionale.
In materia di personale, l'Istituto risente di una non compiuta distribuzione delle risorse secondo le logiche direttamente correlate alle esigenze funzionali dello stesso, non sempre sostenuta da una adeguata e congrua formazione professionale.
Appare indispensabile, pertanto, una rivisitazione delle forze presenti nei vari settori ed uffici, al fine di apportare correzioni utili per un più incisivo sviluppo produttivo e l'eliminazione di giacenze inevase che, in taluni casi, appaiono gravose.
Il ricorso a consulenze esterne è tuttora rilevante, per cui si sottolinea la necessità di un suo drastico ridimensionamento limitandolo ai casi strettamente indispensabili e particolari che non possono essere soddisfatti per mancanza di specifiche professionalità nell'Istituto.
Sulle operazioni di cartolarizzazione e di cessione "ope legis" di importanti comparti di immobili (F.I.P.) determinate da esigenze di finanza pubblica, sono state avanzate riserve da parte del CIV, dacché a quest'ultimo organo i risultati delle stesse sono apparse gravose per l'Istituto, sia per i valori di scambio non del tutto adeguati al mercato e sia per i costi di amministrazione correlati alle stesse, posti a carico dall'INPDAP.
Il potenziamento dell'avvocatura interna appare prioritario per una congrua riduzione dei notevoli costi correlati al ricorso ad avvocati esterni e per consentire una più attenta cura degli interessi dell'Ente. A tal fine si sottolinea la assoluta necessità di rimuovere le criticità esistenti nella rilevazione del contenzioso mediante iniziative volte a fornire un quadro completo di informazioni che consentano una disamina attenta del fenomeno che riveste primaria importanza quale significativo indicatore della qualità del servizio svolto dall'Ente nei confronti degli iscritti
Il processo di dismissione del patrimonio immobiliare procede piuttosto lentamente, con scostamenti notevoli rispetto alla tempistica disegnata nel "business plan".
Quanto alle pregresse gestioni patrimoniali, affidate a società esterne, nelle precedenti relazioni la Corte aveva già evidenziato le disfunzioni e le criticità emerse, riconducibili all'operato delle stesse società affidatarie che hanno agito con superficialità e noncuranza degli interessi dell'Istituto, ed al controllo insufficiente e lacunoso degli uffici.
Permane, allo stato, un rilevante contenzioso con le stesse società, originato anche dalla difficoltà di far chiarezza nei reciproci rapporti per la complessità di talune problematiche.
La gestione diretta del proprio patrimonio in via di dismissione, assunta dall'Istituto dal 1 maggio 2004, sembra realizzare un abbattimento dei costi, mentre sui risultati finali della stessa è ancora prematura ogni valutazione.
Permane, tuttora, il problema dell'arretrato nell'intera area pensionistica e previdenziale che, nonostante gli sforzi compiuti per ottenerne la riduzione, fa registrare ancora giacenze notevolissime.
La previdenza complementare, a parte il fondo Espero riservato al personale della scuola, non è decollata per ragioni esterne all'Istituto, benché quest'ultimo si stia attrezzando per offrire il richiesto supporto amministrativo agli operatori del settore. Appare intuitivo che i ritardi accumulati nel promuovere tale indispensabile copertura pensionistica per i lavoratori più giovani si riflettono negativamente sugli stessi per l'assottigliamento della variabile temporale delle coordinate poste a fondamento della liquidazione della futura pensione integrativa.
In ordine alla gestione delle prestazioni creditizie e sociali deve considerarsi che il relativo regolamento pone l'esigenza del rispetto dell'equilibrio della gestione.
È necessario pertanto che in vista del prossimo esaurimento dell'avanzo, determinatosi per effetto della cartolarizzazione dei crediti, le spese per il credito e le prestazioni sociali siano commisurate alle corrispondenti entrate in modo da assicurare annualmente il richiesto equilibrio finanziario.
Fonte: Corte dei Conti
