Economia
14/05/2007
14mila imprese in meno tra gennaio e marzo 2007 (-0,23%)
Vivacità record all’anagrafe delle imprese, ma bilancio complessivamente negativo tra aperture e chiusure nel primo scorcio del 2007. Nel trimestre gennaio-marzo il numero delle imprese di nuova costituzione è stato infatti pari a 142.416 unità, il valore più alto in assoluto dei primi trimestri degli ultimi dieci anni. Altro record, questa volta però di segno negativo, per le imprese cessate che, negli stessi tre mesi, hanno fatto segnare quota 156.264 unità. Conseguentemente il saldo fra iscrizioni e cessazioni è risultato negativo per 14.208 unità, anche in questo caso valore più elevato del decennio.
Controcorrente l’andamento delle società di capitali: 14.197 in più in tre mesi. Tra le regioni, saldi positivi soltanto nel Lazio (+1.820 imprese) e in Lombardia (+59), ma la regione del Centro Italia deve tutto alla performance di Roma che, da sola, ha registrato 2.455 imprese in più.
Il primo trimestre si conferma in rosso anche per le imprese artigiane (-11.773 unità), per via della concentrazione di queste imprese tra le ditte individuali, dove il saldo negativo è stato il più consistente in assoluto (-25.894 il saldo totale di questa forma giuridica). Costruzioni (+3.317 imprese), attività immobiliari (+2.130), servizi finanziari (+266), sanità (+161), pesca (+91) ed energia (+39) i settori che hanno chiuso in crescita il trimestre. Agricoltura (-14.079 imprese), commercio (-12.917) e trasporti (-2.492) i settori con i saldi maggiormente negativi.
Questi, in sintesi, i dati più rilevanti diffusi oggi da Unioncamere e tratti da Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere – la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane - e disponibile all’indirizzo www.infocamere.it.
IL QUADRO GENERALE
Un bilancio negativo non è nuovo all’inizio dell’anno poiché, come sempre, il primo trimestre riflette l’accumularsi delle cessazioni comunicate entro gennaio ma con riferimento agli ultimi giorni dell’anno precedente, con la conseguenza che i registri camerali rilevano queste chiusure con il bilancio del primo trimestre dell’anno.
Come è facile notare, il primo trimestre 2007 ha fatto registrare i più elevati valori del decennio in termini assoluti, sia per le nuove iscrizioni (142.416 unità), sia per le cessazioni (156.624 unità), mentre in termini relativi, cioè tassi di iscrizione e di cessazione, i valori più elevati sono stati registrati nel primo dei trimestri del decennio (rispettivamente 2,59% e 2,61%), mentre l’ultimo dei trimestri presi in esame, quello da poco concluso, si colloca al secondo posto: 2,32% per le iscrizioni e 2,56% per le cessazioni.
LE FORME GIURIDICHE
La vivacità della natalità delle imprese può essere sintetizzata osservando che nei primi novanta giorni dell’anno sono state iscritte, in media (sabato e giorni festivi compresi), poco più di 1.580 nuove imprese al giorno (1.582,4) e ne sono cessate circa 1.740 (1.740,3).
Se disaggreghiamo le due cifre sopra esposte in base alla forma giuridica adottata, risulta che sono nate circa 972 Ditte individuali al giorno e ne sono cessate 1.260; sono nate circa 323 Società di capitale e ne sono cessate 165; sono nate circa 247 Società di persone e ne sono cessate 285; sono nate, infine, 39 imprese al giorno che hanno adottato una diversa forma societaria (società cooperative, consorzi, società consortili, ecc.) e ne sono cessate 29.
In termini di crescita, la tabella 2 mette a confronto le dinamiche delle diverse forme giuridiche nei primi trimestri degli anni 2000-2007, illustrando le tendenze in atto nel lungo periodo. Il tasso di crescita delle Ditte individuali è, nei primi trimestri, costantemente negativo oscillando fra il –0,91% del 2000 e il –0,33% del 2005. Il tasso di crescita delle Società di persone, sempre positivo anche se su valori modesti, è diventato negativo nel primo trimestre (-0,27%) del corrente anno. Costantemente positivi anche se tendenzialmente decrescenti i tassi delle Società di capitale e delle Altre forme, che con lo 0,46% hanno presentato l’unico tasso di crescita in aumento rispetto all’anno precedente.
Quanto alla struttura mentre quella delle imprese considerata nel suo complesso è equilibrata dal rilevante peso (42,9%) delle imprese che hanno adottato una qualche forma societaria (Società di persone 20,4%; Società di capitale 19,3% e Altre forme 3,2%); quella delle imprese artigiane, invece, resta polarizzata intorno al ruolo preponderante delle Ditte individuali che ne costituiscono quasi i quattro quinti (78,7%). Proprio questa diversità della struttura fa intravedere un esito diverso delle dinamiche che risultano comuni. All’interno del sistema complessivo delle imprese, a breve termine (2-3 anni) le Società di capitale supereranno sia in termini assoluti che relativi le Società di persona e nel medio termine (6-8 anni) le imprese costruite in forma societaria supereranno le Ditte individuali. All’interno del sistema delle imprese artigiane questi due sorpassi si collocano in una prospettiva di lungo termine.
LE DINAMICHE TERRITORIALI
L’esame dei dati disaggregati fra le grandi circoscrizioni territoriali fa emergere il dato modesto ma pur sempre positivo del Centro Italia (+204 unità). Il risultato è determinato esclusivamente dal Lazio che con un saldo pari a 1.820 unità copre i saldi negativi di Toscana, Umbria e Marche pari, rispettivamente, a –597, a –422 e a –597 unità. Va precisato che il saldo del Lazio, a sua volta, è dovuto esclusivamente al trend positivo della provincia di Roma che con un saldo pari a 2.455 unità ha coperto, a sua volta, i saldi negativi delle altre quattro province laziali pari, nel loro insieme, a –635 unità.
Infine si può osservare come nelle regioni del Nord-Est e del Mezzogiorno la selezione si dimostra più “severa”, concentrandosi in queste aree i dati di cessazione più rilevanti. Nel caso del Sud questo risultato rappresenta un elemento di novità. Negli ultimi anni, infatti, la performance della crescita nella circoscrizione meridionale risultava solitamente migliore della media italiana, sia per un elevato numero delle iscrizioni, sia per una minore incidenza delle cessazioni.
LE IMPRESE ARTIGIANE
Il peso dell’artigianato è più elevato nelle due circoscrizioni settentrionali, dove è collocato il 54,5% di tutte le imprese artigianali del Paese. “Patria” dell’artigianato resta il Nord-Est, dove il 29,2% di tutte le imprese è artigiano.
L’alta concentrazione di imprese artigiane tra le ditte individuali spiega come il saldo negativo del primo trimestre dell’anno abbia interessato fortemente proprio il comparto artigiano. Nel Nord-Ovest il saldo negativo delle imprese artigiane è risultato superiore (-3.063 unità) a quello delle imprese totali (-2.970); ancora più marcate le differenze del Centro, dove al saldo negativo delle imprese artigiane (-1.985 unità) si contrappone un saldo positivo delle imprese totali. Nel Nord-Est e nel Sud, invece, nonostante la forte diversità strutturale (solo il 18,7% delle imprese registrate nel Sud ha natura artigianale, contro il 29,2% del Nord-Est) il saldo negativo delle imprese artigianali risulta inferiore: nel Nord-Est a fronte di un saldo complessivo pari a –6.419 unità, quello delle imprese artigianali è pari a –4.780 unità; nel Sud e Isole quello complessivo è pari a –5.023 unità, mentre quello delle imprese artigianali è pari a –1.945 unità.
I SETTORI DI ATTIVITA’
Al netto delle nuove imprese iscritte (7.558) che devono ancora comunicare al Registro delle Imprese l’attività economica prevalente esercitata, i due settori delle Costruzioni (3.317 unità) e delle Attività immobiliari sono quelli che nel trimestre hanno contribuito più degli altri in senso positivo al saldo. I settori tradizionali (che sono poi i più numerosi, Agricoltura e Commercio) hanno invece contribuito più significativamente in senso opposto.
Fonte: Unioncamere
