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Economia


17/10/2007

Micro e piccole aziende del terziario: i dati sul divario digitale calabrese

Il 59,4% delle aziende calabresi attive nei settori del commercio al dettaglio, del commercio all’ingrosso, dei pubblici esercizi e dei servizi possiede almeno un pc; il 55,3% ha un accesso ad internet e il 41,1% utilizza un server. E’ quanto emerge dalla ricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana”, i cui dati regionali sono stati presentati oggi a Reggio Calabria, in collaborazione con Assintel (Associazio ne nazionale delle imprese ICT) e Confcommercio. La ricerca è stata realizzata da Freedata attraverso un’indagine campionaria che ha complessivamente coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, rappresentative di oltre 2.200.000 aziende.
La penetrazione del PC fra le imprese del terziario calabrese è drasticamente inferiore alla media nazionale (59,4% contro il 73,8% a livello Italia e addirittura l’89% per la Lombardia), e in linea ai valori del Sud Italia (59,8%).
Ne soffrono soprattutto le micro imprese, mentre il valore sale all’aumentare della dimensione aziendale: tutte le imprese oltre i 10 addetti hanno almeno un PC.
Le aziende dei Servizi sono le più informatizzate: il 90,5% di esse possiede almeno un computer. Seguono a grande distanza le aziende del commercio all’ingrosso (63,4%) e il commercio al dettaglio (48,3%). In coda i pubblici esercizi, dove solo 1 azienda su 3 (33,6%) è dotata di almeno un PC.
Anche l’accesso ad internet, di conseguenza, segue questa dinamica: il 55,3% delle aziende accede al web, contro il 68,7% a livello Italia e un 89% della Lombardia, la regione più tecnologica.


Il digital divide
All’interno di ogni settore merceologico sono state individuate tre tipologie di imprese - rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech - sulla base dell’osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano il livello di dotazione tecnologica.
Le aziende low tech in Calabria sono il 63,5%: in esse il PC è ancora poco presente o addirittura assente e la tecnologia è utilizzata in modo marginale. Il valore è di 6 punti più alto rispetto a quello medio del Sud (57%), e nettamente peggiore se confrontato con la media nazionale (44,2%).
Le aziende medium-tech sono il 23,1%: la tendenza è ancora la medesima, 5 punti peggio della media del Sud (28,3%) e addirittura 20 punti in meno del totale Italia (43,2%). Bene invece la percentuale di aziende high tech: lo sono il 13,4% delle aziende, meglio della media italiana (12,7%).
Entrando nel dettaglio della dotazione tecnologica dei singoli settori merceologici, possiamo rilevare a livello Italia una netta distinzione fra due settori tecnologicamente molto avanzati, il Commercio all’ingrosso e i Servizi, e una preoccupante situazione di arretratezza del Commercio al dettaglio e dei Pubblici esercizi.
Per la Calabria solo il settore Servizi ha un livello di digital divide discretamente basso, con una percentuale di aziende low tech del 31,6%, contro il 79,2% del Commercio all’ingrosso, il 64,8% del commercio al dettaglio e il 66,4% dei Pubblici Esercizi.

Esiste comunque una notevole differenza strutturale fra le variabili discriminanti che classificano come tecnologicamente avanzati i 4 settori: se per i Servizi e il Commercio all’ingrosso il livello low tech implica comunque una discreta diffusione del PC, e il salto di qualità è dato da utilizzo di server e gestionali, per i Pubblici esercizi e il Commercio al dettaglio dire low tech significa invece scarsa diffusione del PC e di Internet.


Divario digitale in Calabria: effetto area o tipicità strutturale?
Il ritardo tecnologico della regione è in definitiva determinato dalla tipicità della sua struttura economica, piuttosto che a un peculiare “effetto area”: l’incidenza delle ditte individuali, che strutturalmente hanno una minor capacità di investimento in IT, è infatti del 72,6%, valore quasi doppio rispetto al totale Italia (39,8%).
Invertita anche la percentuale di aziende nei due settori con più alta e bassa incidenza tecnologica: sono solo il 28,2% le aziende calabresi dei Servizi (contro il 42,2% a livello Italia), mentre i commercianti al dettaglio, dove il divario digitale è più alto, occupano il 44,8% del campione, contro il 28,9% della media nazionale.
Investire in tecnologia: un valore solo per chi già ne conosce l’utilità I costi della tecnologia sono il fattore che maggiormente preoccupa gli imprenditori calabresi.
Ma la vera differenza è ancora una volta fatta dalla distinzione fra azie nde low tech e aziende medium/high tech: chi non è dotato di tecnologia non effettua investimenti semplicemente perchè non la conosce e non ne percepisce l’utilità.
Le azioni che le aziende “tecnologiche” ritengono più urgenti per favorire gli investimenti in ICT e la “connessione” all’economia di rete sono la creazione di occasioni di affari, la tutela del libero mercato delle TLC per una riduzione dei costi, l’accesso a corsi di formazione ad hoc. Proprio intervenendo su questi è possibile creare le condizioni ottimali entro le quali le aziende già sensibili al tema dell’innovazione possano compiere un vero salto di qualità verso l’eccellenza tecnologica.
Come emerge dal Manifesto dell’Innovazione, presentato da Confcommercio alle Istituzioni, occorre anche riuscire a lavorare per quei settori che dalla tecnologia sono esclusi, che non investono perchè non ne percepiscono l’utilità. Accanto ad iniziative di diffusione della cultura tecnologica, il sistema confederale sta agendo anche sulle aziende che offrono tecnologia, portando alla loro attenzione le peculiarità di quei settori, per un approccio maggiormente empatico alle loro esigenze.


Fonte: Assintel